La Clessidra
Qualcuno girò la clessidra.
Lasciai uomini e donne
e indossata al meglio la ghirba
percorsi a ritroso il mio tempo,
finché sfinito caddi nel sonno.
Fu la brezza del mattino
a risvegliare la polvere dei fossi
e con essa i miei occhi rossi
D’un tratto non v’era più la mia terra
né la strada che aveva visto crescere i miei passi.
Così, privo di compimento
sedetti ad aspettare l’ultima corriera.
Restò pioggia nell’aria
e luce rossa dietro l’ombra dei pini.
Vidi storie obliterate
abbandonate da vacanzieri senza scrupoli.
Vidi rimorsi galleggiare
nelle pozzanghere del tempo.
Vidi gli anni miei divenuti sassi
gettati scompostamente sulla banchina.
Vidi amori dismessi aprir l’ali
e spiccare verso mutati orizzonti,
e come granelli di sabbia nella clessidra
digradare ad uno ad uno i miei sogni.
Rudomont
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La Clessidra (Giorgio Galotti)